Tonino Caputo

Io faccio parte di quel genere di umanità che ama costruire e non distruggere e per questo spero, dipingendo, di non fare qualcosa che poi debba distruggere o rinnegare… …mi auguro, un giorno, di riuscire a cambiare quello che fino ad oggi sto facendo con grande soddisfazione. Non so cosa farò (altrimenti l’avrei già fatto) ma sono certo che prima o poi arriverà una nuova benedetta intuizione, e allora ci sarà da divertirsi.
Tonino Caputo
Quando ho conosciuto Tonino Caputo ho avuto la sensazione di stringere la mano ad un pezzo di storia dell’arte, il suo sguardo intenso e la sua grande vitalità “parlano” da soli, si legge sul volto tutta la sua vita spesa per l’arte e per l’affermazione di essa. Nato a Lecce nel 1933 ed emigrato a Roma ancora molto giovane, Tonino Caputo è il salentino più apprezzato nel panorama artistico internazionale per la sua arte ispirata, attraente, mai banale. Amico d’infanzia di Ugo Tapparini, Antonio Massari ed Edoardo De Candia con i quali ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo dell’arte, Caputo si può definire un grande viaggiatore, ha vissuto tra le altre, in Francia, Spagna, Svezia, Australia e Stati Uniti. Artista eclettico, ha saputo cambiare negli anni i gesti e le forme di quell’arte che un tempo i critici chiamavano informale (senza forma appunto) che lui ha sempre rinnegato affermando che ogni gesto assume forme e geometrie, modificandole in compostezze geometriche, la cui unica fonte di rottura è data dal colore che irrompe nell’esatta griglia delle forme. Caputo oltre ad essere un’artista apprezzato e stimato in tutto il mondo, è anche un maestro di tecnica, infatti molte opere sono fatte con l’ausilio di righe e compassi, pronti a ricreare in modo esatto gli skyline delle città, o la perfezione di un balcone. Non usa olio ma tempera alla caseina, antico e nobile pigmento ormai non più in uso tra gli artisti, ma che Caputo sa usare benissimo dando alle sue opere un effetto di sospensione e rigidità, che le rende uniche ed inimitabili. Ogni opera di Caputo è riconoscibilissima, c’è la sua mano, c’è la sua tecnica, c’è la sua identità creativa, unica, esclusiva, irripetibile. Ritrarre la presenza di qualcosa che non c’è, è la sua genialità, infatti i perfetti scorci newyorkesi, così come l’accavallarsi di città italiane su quelle americane oppure lo skyline di torri antiche viste come si vedrebbe Los Angeles, sono le opere che lo hanno consacrato, proprio per questo strano gioco di forme e colori, così veri, che sembra quasi di sentire i rumori e la quiete, lo smog e i profumi di un tempo, solo ed esclusivamente guardando la tela. Il protagonista di un quadro di Caputo è chi lo guarda, che mettendosi di fronte regala il compimento a quell’opera nata per essere finita dallo sguardo altrui, proprio come una città o tutte le cose che sono state fatte per rendere protagonisti chi le vive. Caputo regala ai protagonisti i contenitori, le intuizioni, i colori, compie le tele con grande maestria e vero sentimento, con grande intelligenza non lascia al caso le sfumature, ed alla fine è come se facesse un passo indietro sul palcoscenico, per lasciare spazio agli occhi che andranno a completare l’opera. Non c’è traccia di smarrimento nei suoi quadri, ma di voglia di completezza e di perfezione di forme e di gesti. L’arte per Caputo è il sangue che gli scorre nelle vene, è il sentimento del bello visto e da vedere, è la ricerca della compiutezza con la consapevolezza che questa finitezza non è data da se stessi. Questo concetto lo capì bene Piero Manzoni che dopo aver conosciuto Caputo, lo certifica come “opera d’arte vivente perenne” numero tre, dopo Capogrossi e Fontana, con tanto di autentica e firma. Negli ultimi anni vive tra la campagna romana e New York, dove è molto apprezzato e stimato. Ha fatto mostre in tutto il mondo ed hanno scritto di lui tutti i più grandi critici.
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Categoria Critica |