Guardare avanti con ottimismo, il duro lavoro del vero artista.
Categoria Domande e risposte |
Domanda posta da Marco C. via posta elettronica.
Gentile dottor Renna,
Qual’e’ secondo Lei oggi la maniera per un artista per essere valorizzato? E’
possibile che molte gallerie cerchino pittori quotati mentre per essere,per
l’appunto quotati, bisogna fare mostre? Credo sia spesso come il cane che si morde la coda.Ho iniziato da poco un mio percorso artistico, anche se dipingo da piu’ di vent’anni,ho fatto gia’ alcune mostre ma spesso il massimo comune denominatore e’ il buiseness di cui l’artista non ne fa quasi parte, anzi….Spero possa togliermi, come credo, queste curiosita’ e guardare avanti con ottimismo.
Ringrazio sentitamente.
Marco C.
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Gentile signor Marco C.,
la risposta alla sua domanda è nella domanda stessa: bisogna guardare avanti con ottimismo. A volte è difficile altre è impossibile, ma bisogna andare avanti. A mio parere un artista al giorno d’oggi per essere valorizzato ha bisogno di essere conosciuto e riconoscibile, ma per realizzare ciò non si deve perdere di vista il concetto di arte che si vuole comunicare anzi, deve diventare un modello di riferimento per gli occhi del pubblico che si ha difronte. Per non creare fraintendimenti sul significato delle parole cercherò di spiegarmi meglio:
Essere conosciuti:
L’arte per essere tale deve essere messa in piazza, deve essere di chi si identifica nell’opera e nell’artista che l’ha creata. Pensi alla musica, pensi al compositore che sa di avere dentro di se la più bella melodia mai scritta fin d’ora, finchè altre orecchie non sentiranno quella musica, sia la melodia sia l’idea del compositore rimarranno nel limbo del nulla. Ecco riporti adesso questo discorso alle sue opere, una volta venute fuori dal suo genio e dal suo lavoro sarebbero incomplete se non ci fossero altri occhi a chiudere il cerchio.
Essere riconoscibili:
Bisogna dare dei punti di riferimento anche quando si cerca di migliorarsi, bisogna creare nuovi colori, sperimentare nuove tecniche, dare anima anche agli errori che si fanno sulle opere. Questo vale per tutti non solo per gli avanguardisti o per i manieristi, tutti dovrebbero mettere una firma all’interno del lavoro che reralizzano, non tra le righe ma più nell’intimo ancora.
Quindi, caro signor Marco, guardi avanti con ottimismo, aggiunga se stesso nell’impasto dei colori, e “regali” al mondo le sue opere, vedrà che tutto il resto andrà in secondo piano sia per lei sia per il gallerista di turno. E se tutto questo deve passare da pagine pubblicitarie, da critiche, da mostre, da cataloghi e altre spese varie, ben venga, ma a condizione che si creda veramente in ciò che si vuole trasmettere, altrimenti è bene lasciar stare.
Spero di aver risposto alla sua domanda. La saluto.
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6 commenti a: “Guardare avanti con ottimismo, il duro lavoro del vero artista.”
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Tre lineamenti interlacciati, non solo nella contemporaneità, anche nelle sue declinazioni pregresse, organizzano il pensiero e la prassi delle arti visive: le arti decorative che si fanno complemento d’arredo allo scopo di rendere piacevoli i luoghi della vita, l’arte icastica, orientata alla comunicazione ed alla rappresentazione della realtà, e l’arte concettuale, vale a dire autoreferenziale, l’arte che parla d’arte. Non credo di sbagliarmi nel considerare l’arte concettuale il massimo grado di raffinatezza raggiunto dalle arti visive, eppure essa non può dire nulla di se stessa, e in questo appare il suo limite. L’arte concettuale può parlare d’arte in senso lato, della quale indaga i meccanismi che regolano la percezione e il consenso, ma non può parlare di se stessa, d’arte concettuale, il cui compito spetta al linguaggio “altro” della critica, la cui funzione consiste a mio avviso nel creare un soprasistema che vada a “turare la falla” del costrutto logico provocato dalla sua stessa autoreferenzialità. Magari – non so se la matematica sia tra i tuoi interessi - ti sarai accorto che sto (impropriamente) applicando il teorema d’incompletezza di Gödel al “sistema arte”. Gödel dimostrò matematicamente come all’interno di un sistema ricorsivo, completo e sufficientemente esteso, quale il linguaggio matematico, la logica, oppure la lingua italiana, sia impossibile evitare di pervenire ad asserzioni (per lui teoremi) indecidibili, vale a dire paradossi, proposizioni di cui si possono asserire e negare al contempo il valore di verità e falsità. Per ovviare al paradosso, ricucire il “gap”, è necessario costruire un sopra-sistema a sua volta ricorsivo, completo e d’estensione maggiore del sistema sotteso, il quale riesce sì a turare la falla del paradosso in cui si è incappati, tuttavia quello stesso sistema ospiterà al suo interno dei buchi che dovranno essere turati da un ulteriore sopra-sistema ancora più esteso e complesso, ma a sua volta incompleto. Gödel riassumeva il concetto con la massima “produce falsità se preceduto dalla propria citazione”, dove falsità indica l’impossibilità di asserire se una proposizione è vera o falsa, e dove quella proposizione è vera e falsa al contempo. Usare l’arte concettuale per parlare d’arte concettuale produce appunto falsità. L’arte concettuale senza l’arte icastica o decorativa non ha senso né scopo ed il mio augurio di una sua prossima scomparsa dipende dalla speranza che l’arte icastica non abbia più necessità di esistere. L’ arte icastica ha sempre rappresentato la guerra, la violenza della storia e la sopraffazione dei potenti (spesso gli stessi mecenati che prezzolavano l’artista), fin dai tempi in cui il soggetto preferito consisteva nella morte schifosa in cui incappò un tale capellone palestinese - fino all’oggi in cui è raro incontrare una qualche serena rappresentazione della realtà, la quale ha le mani intrise del sangue degli innocenti.
Il modello sociale a cui le nazioni dovrebbero tendere è quello di Star Trek. Pensa che meraviglia essere governati da Spock come Presidente dell’Unione Internazionale degli Uomini Liberi! In un mondo così l’unica arte visiva ad aver senso consisterebbe in quella che assolve al compito di complemento d’arredo: pannelli fluo, delicati monocromi, superfici cangianti, per favorire la contemplazione e la meditazione sull’eleganza della teoria delle stringhe. La rinuncia all’arte icastica sarebbe un buon prezzo da pagare in cambio dell’approdo. All’arte concettuale sostituiremmo la musica o la matematica, sempre autoreferenziali. Gli iconoclasti bizantini non avevano tutti i torti.
Per adesso si sguazza nel fango della stupidità e della violenza. L’arte è uno sporco mestiere e qualcuno deve pur farlo. Preferirei vivere in un mondo dove ognuno fa un’opera d’arte della propria provvisoria e preziosa vita, della propria quotidianità.
Nell’attesa mi oriento nello sforzo immane di non crepare di fame, che mi sembrerebbe già un buon risultato provvisorio.
Indiscutibilmente un interessante quanto completo punto di vista.
Luca in certo senso ci rassomigliamo sono un artista x vocazione quando mi licenziai dal mio lavoro x dipingere cio che sentivo ho rivoluzionato la mia vita e quella degli’altri mi hanno emarginatoquando nel lontano 1977 ho dato un calcio al sistema mi hanno dato del pazzo e allora quadagnavo 1milione e200mila ora?……ma tiro avanti non torno indietro.auguri x te mediterò molto ciò che hai scritto”parole di vita vissuta “qUEsti siamo ARTISTI SALUTI
Quando uno dice la verità ed è contro corrente il resto del mondo lo chiama pazzo. Magari i pazzi sono gli altri!
Salve scusi se mi permetto di scrivele!! cercavo come esser quotata e ho trovato la risposta lavoro duro!!
sono una pittrice da sempre, e sinceramente fino ad oggi dipingevo si per far mostre, ma prettamente per esprimere i miei stati d’animo!!
adesso grazie a questo intervento che leggo ho le idee un po’ + chiare!!
Gazie!!!
Valeria La Piana
ciao LUCAchi ti scrive è un artista che ha percorso un lungo cammino di iter artistico sia x cimentarmi nell’impresa della conoscenza,ma fondamentalmente per provare le medesime emozioni dell’ALTER,HO DIPINTO X ME per appagare la mia sete di vita interiore ne x venialità ne x arrivismo,ma come dicevano los antigos EGO SUM ET QUID SUM .ATE -LOGO SALUTI UMBY