Marina Martucci
Marina Martucci è una giovane pittrice. Di quelle talmente avvolte nel sentimento dell’arte che sembrano essere parte integrante delle proprie opere. Marina conclude con se stessa le sue creazioni a tal punto da divenirne “ingrediente” finale di quello che dal suo genio viene fuori. Artista mentale a tutto tondo, senza mezzi termini, senza eccessi e manie di protagonismo, Marina si svuota dinanzi alle sue opere riuscendo a dare un pezzo della sua anima a quei piccoli grandi capolavori che partorisce.
Pittrice geniale, sperimentatrice di ogni nuova tecnica che accompagna sempre con tecniche antiche, le sue opere devono essere guardate per farle vivere, perché quando si abbassano gli occhi scompaiono dietro ai significati che si portano dentro.
Introspezioni dell’animo, desiderio di compiutezza, e consapevolezza di essere creature finite, sono gli ingredienti comprimari delle opere di Marina, che accompagnati dall’uso dei colori fanno venir fuori lo spessore della domanda di significato che ognuno di noi ha. Saggia utilizzatrice dell’arte, si mette alla prova sperimentando sfumature in-naturali che sembrano essere nate per essere li in quel momento, coglie particolari microscopici della realtà riportandoli sulla tela ingranditi e connessi come sol cosa, inserisce l’ombra con maestria d’altri tempi, non disegnandola, ma portando la luce esterna come attrice non protagonista dei suoi quadri, regalando così degli effetti continui come se l’opera fosse desiderosa di essere in-finita. Già e non ancora!
Per parlare di Marina sarebbe facile recuperare una correlazione immediata con la poesia, il rumore della crescita dell’erba, l’interiore necessità di attribuire significati alle cose, o le idealità assolute, né materiali né psicologiche di maestri del passato, oppure parlare di astrattismo come arte che non riproduce il visibile ma rende visibile. Eppure Marina è tutto e nulla di questo, crea il visibile e quello che non si può vedere, crea reticoli, tessiture, intrecci pittorici che piano piano si fanno “incontri” con la linea, col punto, col segno, con l’elemento spaziale, con la struttura della pittura e con la forma che ne scaturisce. Ogni sua opera è accompagnata da una poesia che non è altro che la parola di quello che ci è dato da vedere.
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Categoria Critica |