La grande domanda di Fabio Cappello

Data 13 maggio 2009
Categoria Critica |

Qualche anno fa ad una mostra nel centro della città di Lecce, vidi tra le tante opere esposte alcune che attirarono la mia attenzione in modo particolare. La loro consistenza, seppur informale, lasciava spazio ad una serie di letture trasversali, che davano un respiro particolarmente denso di significati.dsc_1596 Vidi dapprima un’esplosione di colore, che lasciò spazio in breve tempo ad un ricco lavoro di luci ed ombre che facevano intravedere un paesaggio, poi un profilo, spostandomi dal riflesso della luce scoprii altri colori, ed altri ancora. Mi riempii di entusiasmo questo tipo di lavorazione, e cercai quindi di approfondire. Presentandomi all’artista, mi trovai di fronte un uomo composto e decisamente non eccessivo, la sua figura contrastava apertamente con le sue opere e con quel lavoro da maestro d’arte. Dopo qualche tempo capii che dietro alle opere di Fabio Cappello c’è tutta la sua anima, c’è la richiesta di un animo sensibile di poter essere aiutato a venire allo scoperto, c’è un grido, che trova l’acuto più alto solo quando ha innanzi la tela finita.

Il filo che unisce i pensieri alle opere di Cappello è un intreccio a doppio nodo con la sua grande passione per il colore, ma è anche e soprattutto una grande domanda di significato che l’artista porta dentro di se. Cappello crea la casualità in modo ordinato, riesce a gestire il disordine dei colori, dona effetti visivi con il rapido movimento degli strumenti regalandoci delle opere emozionanti perché piene di dramma e passione. Lo stesso dramma e la stessa passione che muove l’animo dell’artista nel creare le sue opere, con la stessa carica emotiva e gli stessi interrogativi di un uomo sempre pronto a stringere la realtà e chiedere l’infinito.

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