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	<title>Luca Renna</title>
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	<description>Critico d'arte</description>
	<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 08:51:39 +0000</pubDate>
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		<title>City of Angels</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 08:42:28 +0000</pubDate>
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Tutte le volte che pensiamo agli angeli pensiamo a creature spirituali, incorporee ma personali, dotate di intelligenza e volontà propria, oppure ad esseri visibili, quelli con il più alto grado di perfezione. La storia delle arti è piena di simbolismi angelici, sono stati scritti libri, girati film, ispirate musiche e soprattutto è stata prodotta una [...]]]></description>
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<p> </p>
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<h2><img class="size-full wp-image-301" title="cartolina" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2010/01/cartolina.jpeg" alt="City of Angels" width="702" height="519" /></h2>
<p><p class="wp-caption-text">City of Angels</p></div></p>
<h2>Tutte le volte che pensiamo agli angeli pensiamo a creature spirituali, incorporee ma personali, dotate di intelligenza e volontà propria, oppure ad esseri visibili, quelli con il più alto grado di perfezione. La storia delle arti è piena di simbolismi angelici, sono stati scritti libri, girati film, ispirate musiche e soprattutto è stata prodotta una vastissima iconografia nelle arti figurative. Per tutti questi motivi non sembrava cosa facile presentare quella che in un primo momento mi pareva un’ennesima mostra sui nostri custodi per antonomasia. In effetti, così non è! Questa mostra è molto di più che un ulteriore omaggio a &#8220;quegli&#8221; angeli, questa mostra ha la pretesa di mostrare gli angeli nascosti nei quali giornalmente ci si imbatte. L’angelo di cui trattiamo in questa mostra è tutto quello che oggi distrattamente non si riesce a cogliere nel quotidiano. La bellezza dei colori che ci vengono dati da un tramonto, gli occhi di un bambino sgranati sul mondo, l’istantanea di un semaforo rosso immerso nella notte, ma anche le persone che si incontrano, quelle che si vedono e quelle che non si vedono, chi ti passa accanto, i senza volto, gli uomini e le donne seduti sul nostro stesso tram, quelli che camminano nella nostra stessa direzione e le migliaia di persone che sappiamo esserci senza saper nulla di loro. Sono gli angeli delle città, sono coloro che popolano gli spazi che viviamo anche noi. Questa mostra non ha la pretesa di chiudere il cerchio sul nostro visibile quotidiano, ma ha una ambizione chiara, ingrandire sempre più la domanda di significato che la vita ci propone. Per visitare questa mostra non c’è bisogno di grande esperienza artistica, c’è bisogno di saper sognare ad occhi aperti e di saper guardare la realtà una volta finito il sogno. Accardi, i fratelli Vaccari, Sambiasi e Zakamoto, hanno in comune poco a guardarli dal lato tecnico, ma ognuno di loro è custode geloso di un proprio sentimento artistico, che sfocia in una spiccata sensibilità al gusto del bello non solo nell’apparire ma anche nella sostanza dell’essere opera d’arte, come se ogni loro lavoro venisse fuori con un’anima vera, capace di mostrare, ad uno spettatore attento, le città e i luoghi di cui quegli angeli invisibili sono gli eterni guardiani.<br />
<span lang="EN">Luca Renna</span></h2>
<h2>Lecce, 8 - 24 gennaio 2010 Raphael Art Gallery</h2>
<h2>Milano, 1 - 30 marzo 2010 Spaziosemp10ne</h2>
<p><span style="font-size: x-small; font-family: Arial;"><span style="font-size: x-small; font-family: Arial;"><span style="font-size: x-small; font-family: Arial;"><span style="font-size: x-small; font-family: Arial;"><span lang="IT"> </span></span></span></span></span></p>
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		<title>Ida Luzzi: la realtà sulla tela</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:03:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’artista Ida Luzzi, fa parte di quel sempre meno nutrito gruppo ideale di artisti che potrebbero essere definiti ri-creatori della realtà. L’interesse e lo studio per la scoperta visiva di nuovi itinerari da seguire sulle rotte del vero, ha fatto di Ida Luzzi una vera e propria precettrice nell’uso dei colori, che aggiunti ad una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’artista Ida Luzzi, fa parte di quel sempre meno nutrito gruppo ideale di artisti che potrebbero essere definiti ri-creatori della realtà. L’interesse e lo studio per la scoperta visiva di nuovi itinerari da seguire sulle rotte del vero, ha fatto di Ida Luzzi una vera e propria precettrice nell’uso dei colori, che aggiunti ad una innata creatività, rendono i suoi lavori autentici e singolari per impatto visivo e resa finale. <img class="alignleft size-full wp-image-297" title="89" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/11/89.jpg" alt="89" width="215" height="213" />Autodidatta, nelle sue opere fa intravedere un desiderio di interpretazione del bello, quel bello che il cervello dell’uomo moderno è abituato a decifrare con dei canoni ben precisi, e che la pittrice invece riesce a &#8220;spiegare&#8221; con la non semplice riproduzione della realtà. Per Ida Luzzi tutto è un grande messaggio, ogni icona trasportata nei suoi lavori, così come ogni identificazione metaforica, riporta ad un segno che va oltre la visione statica, ma che ha la pretesa di cogliere l’attimo che non tornerà più. Il ritratto dei valori di oggi, l’esame della bellezza tale quale e l’attrattiva per il mondo così com’è, sono solo alcuni dei temi che questa artista contemporanea trasporta nei suoi lavori. Nelle sue opere i protagonisti hanno volti seri, il cielo veste l’abito delle occasioni da ricordare, ogni opera diventa palpabile quasi esperienziale, ma come in un magico contrasto, il colore irrompe donando una speranza giammai spirituale ma certa, a chi guarda. L’uso del colore in modo non accademico segna un passaggio al positivo da un ideale sviluppo fotografico in bianco e nero del ricordo che spesso le immagini di Ida Luzzi potrebbero ricordare, togliendo così ogni fraintendimento dalla chiara intenzione dell’artista che è semplicemente, ma non banalmente, cogliere un attimo della realtà e trasportarlo sulla tela.</p>
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		<title>Cinqueperquattroperspaziosemp10ne</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 06:14:11 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-284" title="01" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/07/01-1023x1023.jpg" alt="01" width="600" height="600" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-285" title="02" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/07/02-1023x1023.jpg" alt="02" width="600" height="600" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-286" title="03" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/07/03-1023x1023.jpg" alt="03" width="600" height="600" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-287" title="04" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/07/04-1023x1023.jpg" alt="04" width="600" height="600" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-288" title="05" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/07/05-1023x1023.jpg" alt="Chionna" width="600" height="600" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-289" title="06" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/07/06-1023x1023.jpg" alt="Micolucci" width="600" height="600" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-290" title="07" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/07/07-1023x1023.jpg" alt="Moscara" width="600" height="600" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-291" title="luca renna" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/07/08-1023x1023.jpg" alt="luca renna" width="600" height="600" /></p>
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		<title>La grande domanda di Fabio Cappello</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 15:18:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche anno fa ad una mostra nel centro della città di Lecce, vidi tra le tante opere esposte alcune che attirarono la mia attenzione in modo particolare. La loro consistenza, seppur informale, lasciava spazio ad una serie di letture trasversali, che davano un respiro particolarmente denso di significati. Vidi dapprima un’esplosione di colore, che lasciò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Qualche anno fa ad una mostra nel centro della città di Lecce, vidi tra le tante opere esposte alcune che attirarono la mia attenzione in modo particolare. La loro consistenza, seppur informale, lasciava spazio ad una serie di letture trasversali, che davano un respiro particolarmente denso di significati.<img class="alignleft size-medium wp-image-256" title="dsc_1596" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/05/dsc_1596-199x300.jpg" alt="dsc_1596" width="199" height="300" /> Vidi dapprima un’esplosione di colore, che lasciò spazio in breve tempo ad un ricco lavoro di luci ed ombre che facevano intravedere un paesaggio, poi un profilo, spostandomi dal riflesso della luce scoprii altri colori, ed altri ancora. Mi riempii di entusiasmo questo tipo di lavorazione, e cercai quindi di approfondire. Presentandomi all’artista, mi trovai di fronte un uomo composto e decisamente non eccessivo, la sua figura contrastava apertamente con le sue opere e con quel lavoro da maestro d’arte. Dopo qualche tempo capii che dietro alle opere di Fabio Cappello c’è tutta la sua anima, c’è la richiesta di un animo sensibile di poter essere aiutato a venire allo scoperto, c’è un grido, che trova l’acuto più alto solo quando ha innanzi la tela finita.</p>
<p>Il filo che unisce i pensieri alle opere di Cappello è un intreccio a doppio nodo con la sua grande passione per il colore, ma è anche e soprattutto una grande domanda di significato che l’artista porta dentro di se. Cappello crea la casualità in modo ordinato, riesce a gestire il disordine dei colori, dona effetti visivi con il rapido movimento degli strumenti regalandoci delle opere emozionanti perché piene di dramma e passione. Lo stesso dramma e la stessa passione che muove l’animo dell’artista nel creare le sue opere, con la stessa carica emotiva e gli stessi interrogativi di un uomo sempre pronto a stringere la realtà e chiedere l’infinito.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-257" title="dsc_1602" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/05/dsc_1602-300x199.jpg" alt="dsc_1602" width="300" height="199" /></p>
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		<title>Già e non ancora, l&#8217;arte di Patrizia LoFeudo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 17:07:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Patrizia Lo Feudo è una attenta artista ricercatrice e tradizionalista allo stesso tempo. La sua arte ha una doppia valenza simbolica, la prima è l’attenzione alla realtà, la seconda è la certezza del futuro. La sua grande ricerca sta nell’applicazione degli equilibri delle sue composizioni, che prendono consistenza solo dopo un lungo ed accurato studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Patrizia Lo Feudo è una attenta artista ricercatrice e tradizionalista allo stesso tempo. La sua arte ha una doppia valenza simbolica, la prima è l’attenzione alla realtà, la seconda è la certezza del futuro. La sua grande ricerca sta nell’applicazione degli equilibri delle sue composizioni, che prendono consistenza solo dopo un lungo ed accurato studio delle tecniche tradizionali dei grandi maestri del passato. Ogni opera è un’esaltazione della bellezza catturata nell’istante e resa infinita nel limite dell’opera. La definizione precisa dei tratti dei soggetti che porta su tela, spesso contrasta apertamente con i fondi, mettendosi in primo piano e misurando così il canone di bellezza che Patrizia ci offre, il risultato finale ci lascia spesso un senso di estrema compiutezza. Ogni forma è meditata, misteriosa, pura, i suoi ritratti sono un vero e proprio elogio del bello e inarrivabile, del non visto ancora da scoprire. Attenzione speciale, meritano i soggetti femminili della LoFeudo, che uscendo dalle condizioni delle regole accademiche, diventano realistici talmente tanto, che non possono non venire allo scoperto in quanto ritratti creati, rafforzando la magnificenza che solo la rappresentazione della bellezza può regalarci. Difatti l’essere umano non è perfetto, mentre il ritratto dell’umano si, perché esso inizia da quando emerge alla luce, e non ha storia ma solo futuro.<img class="alignleft size-medium wp-image-241" title="trittico21" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/03/trittico21-300x173.jpg" alt="trittico21" width="300" height="173" /> L’artista questo concetto lo trasporta bene nei suoi lavori, in particolare mi ha colpito l’opera “Trittico” dove si vede il percorso in immersione di una donna che penetra l’acqua e riemerge da essa, donandoci una sensazione di dolcezza e di movimento lento ma al contempo fragoroso  che solo l’acqua dopo un tuffo, nella realtà, ci sa donare. Patrizia, è brava a fissare l’attimo e dare il via all’avvenire dell’opera. Ha studiato ogni minuzia, le prospettive sono perfette, le proporzioni al millimetro, ma questo non toglie la sensazione di istintività che l’immagine ci richiama, ed è proprio questa la grandezza di Patrizia, saper donare alla tela una sensazione di infinito partendo dallo studio minuzioso dei particolari in un ideale percorso che sembra suggerirci: già e non ancora.</p>
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		<title>Presentazione &#8220;Ecclesia&#8221; Fiera dell&#8217;Arte Sacra</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 17:10:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Luca Renna presenta:

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			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><strong>Luca Renna presenta:</strong></h1>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-221" title="11" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/03/11.jpg" alt="11" width="485" height="686" /><img class="aligncenter size-full wp-image-222" title="21" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/03/21.jpg" alt="21" width="485" height="688" /><img class="aligncenter size-full wp-image-223" title="31" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/03/31.jpg" alt="31" width="486" height="687" /><img class="aligncenter size-full wp-image-224" title="41" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/03/41.jpg" alt="41" width="485" height="688" /><img class="aligncenter size-full wp-image-225" title="51" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/03/51.jpg" alt="51" width="487" height="686" /><img class="aligncenter size-full wp-image-226" title="6" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/03/6.jpg" alt="6" width="485" height="690" /><img class="aligncenter size-full wp-image-227" title="7" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/03/7.jpg" alt="7" width="485" height="680" /><img class="aligncenter size-full wp-image-228" title="8" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/03/8.jpg" alt="8" width="486" height="686" /></p>
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		<title>Colazione da Luca Renna</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 08:37:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista di Viviana Amati per Salento in Bocca.
Avevo da tempo segnato sulla mia agenda questo incontro: sabato mattina, ore dieci, appuntamento con Luca Renna. Il primo interrogativo che mi si è palesato è stato chi mi ritroverò di fronte?! Un gallerista ingessato nelle sue posizioni neo trendy? Un puro economista dell’arte? Un surrogato di parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista di Viviana Amati per Salento in Bocca.</em></p>
<p>Avevo da tempo segnato sulla mia agenda questo incontro: sabato mattina, ore dieci, appuntamento con Luca Renna. Il primo interrogativo che mi si è palesato è stato chi mi ritroverò di fronte?! Un gallerista ingessato nelle sue posizioni neo trendy? Un puro economista dell’arte? Un surrogato di parole pompose e sterili?! In realtà l’incontro è stato piacevole e sorprendente e l’intervista è risultata una chiacchierata all’insegna del bello e del sentimento nell’arte. La prima domanda che ho posto al, giovanissimo, gallerista/critico era scontata ma essenziale per rompere il ghiaccio e permettere a Luca Renna di raccontarsi.<br />
<strong>Cosa ti ha spinto a trasformare la tua “passione” in lavoro a tempo pieno?</strong><br />
La passione stessa, che nasce dalla situazione in cui ti trovi. Sono cresciuto in una casa piena di quadri e tutto è nato da quei “disegni sui muri” da qui è nata la passione. Sostengo che chi ha il Museo degli Uffizi sotto casa è educato al bello, chi ha il Museo Provinciale sotto casa è educato ad un altro tipo di bello. Dico questo tenendo conto che ci sono le dovute eccezioni, intelligenze e accorgimenti.<br />
<strong>La tua propensione per le arti è stata approfondita con una formazione accademica?</strong><br />
Si ho conseguito la laurea in Lettere e Filosofia a Firenze, poi sono andato negli Stati Uniti, in California, lì ho seguito un corso alla Pacific University sul “Brutto nell’Urbanistica Contemporanea, un corso di studi molto particolare. Finito in California sono andato a Toronto dove ho studiato il “Lost in translation del meta-significato artistico”, e da lì è partita l’idea di aprire una galleria.<br />
<strong>A questo punto la domanda mi nasce spontanea, sarà banale ma ti devo chiedere cosa ti ha spinto a tornare in Italia e ad aprire una galleria, te lo chiedo alla luce delle dinamiche a cui oggi assistiamo, ovvero chi riesce a lasciare il nostro Paese difficilmente torna a casa.</strong><br />
In realtà non sono mai tornato a casa, questo è un lavoro un po’ particolare, globale.<br />
<strong>Cosa vuoi dire si “tratta di un lavoro particolare globale”.</strong><br />
(ride) Come un grande chef è chiamato dove serve così un critico è pronto a partire dove lo si richiede.<br />
<strong>In cosa consiste il tuo lavoro?</strong><br />
Nella realizzazione di sinergie di contatti umani tra me e gli artisti. Capita spesso che gli artisti chiamino i critici per formulare dei pareri e da lì parte tutto.<br />
<strong>Mi pare di capire che di fondo vi è una forte ambivalenza tra il ruolo di critico, al quale spetta formulare pareri, e il gallerista, al quale spetta il compito di commercializzare e rendere fruibili le opere. Questi due aspetti riescono a convivere fra di loro e se sì, come?!</strong><br />
Intanto convivono perché ai primordi nascono insieme. Ripercorrendo storicamente la storia dell’arte ci si imbatte in personaggi che non solo erano gli artefici delle opere artistiche ma erano anche i mercanti di se stessi. Con il tempo, diciamo per problemi legati a vari aspetti culturali e inerentemente a dinamiche di profitto sono state un po’ scisse le cose. Il critico d’arte è un battitore libero, può essere un grande appassionato d’arte, un avvocato o un medico, un professionista in genere, ma fondamentalmente deve avere grande passione. Nel mio caso si sono sposate due realtà: la realtà della galleria, che nell’animo nasce dopo, e il voler fare il critico d’arte che è la vocazione primaria. L’apertura dello spazio espositivo non è stata una necessità ma un riconoscimento alla coerenza con cui svolgo il mio lavoro. E’ l’unico riconoscimento vero che do al fatto di aver aperto un galleria. Io facevo tutto un altro lavoro prima.<br />
<strong>Qual è il ruolo dell’economia in questo settore? Che posizione le dai? </strong><br />
Io la posizionerei sicuramente non al primo posto ma di fatto, purtroppo, si posiziona in vetta.<br />
<strong>A cosa dai il primo posto?</strong><br />
Sicuramente all’esperienza che si acquisisce nel guardare un’opera d’arte, l’idea che si possa provare un sentimento nuovo ogni qualvolta che si vede una cosa bella è la cosa che mi muove per primo.<br />
<strong>Quindi dai il primo posto ad un lato emozionale?</strong><br />
No, direi ad un dato più intimo dell’emozione perché mi ritengo un po’ artista anch’io. Sostengo che un’opera d’arte è tale quando viene compiuta dagli occhi di chi la guarda. Altrimenti non c’è. Chi mette la firma, tutte le volte, su un’opera, è chi la guarda quindi non solo chi la fa, ma anche chi la ammira. Tempo fa un’artista, io chiamo tutti artisti, soprattutto quelli che si autodefiniscono tali, mi disse “ io sono un vero artista perchè ho l’energia dentro” per me il problema è che questa energia se non è supportata anche da creatività e da un’idea rimane una grossa energia. Io non credo di avere quell’energia dell’arte, ma penso di poter essere un attore nelle opere che vedo completandole, per questo mi piace fare il critico d’arte.<br />
<strong>Come funziona esattamente la filiera creativo, critico d’arte, gallerista?</strong><br />
Per prima cosa è un lavoro vero e proprio. Dire che questo lavoro lo faccio gratis non sarebbe vero! Non ci crederesti! (ride) Ti spiego come nasce il critico d’arte classico, nell’accezione di moderno, parlo del critico attuale e non lo definisco contemporaneo in quanto sarebbe come parlare del critico di domani.  Il critico tipico, solitamente sopra i cinquanta, lavora con gli artisti sotto commissione per formulare giudizi. Io differentemente, voglio conoscere gli artisti con e per i quali lavorerò, devo credere che possano avere l’energia e la creatività che corrispondono a dei miei criteri personalissimi. Soltanto nella prospettiva di un percorso che ci vede lavorare uno affianco all’altro entro nel merito al discorso economico. Se mi viene chiesta una recensione a scatola chiusa non la faccio, perché non ci credo.<br />
<strong>E’ una scommessa la tua?</strong><br />
Sì, è una scommessa, perché credo che si debba conoscere ciò che si dice. Se conosci realmente ciò che dici affermi realmente qualcosa, altrimenti affermi ciò che scrivono in tanti quasi in serie. Ci sono critici che usano il taglia incolla per anni.<br />
<strong>Tu scrivi per riviste di settore, ti ha portato visibilità?</strong><br />
In molti mi riconoscono. Rimani sempre di Lecce, sono onorato e fiero di essere figlio di mio padre.<br />
<strong>Ti sei tolto di dosso il provincialismo?</strong><br />
Ti racconto un aneddoto ce la dice lunga su come la penso. Un volta un docente del Sacro Cuore di Milano disse in un assemblea: “parlare della Cattedrale di Otranto potrebbe risultare un po’ provinciale” e un mio amico rispose: “scusa ma parlare di un Duccio di Boninsegna non è tale e quale? Parlare di Santa Maria del Fiore a Firenze non è tale e quale?” Questo per dire che se una cosa è provinciale è anche universale una cosa bella viene data al mondo per essere vista e soprattutto nasce da un luogo, da una città. Conseguentemente deve essere in primis campanilistica poi provinciale poi nazionale e quindi universale! Questo succede sempre, se una cosa bella è riconosciuta. Altrimenti non esiste nella visione globale artistica. Per tornare alla domanda io voglio essere provinciale in quanto riconosciuto e universale!<br />
<strong>Ti senti un numero uno a Lecce?</strong><br />
A Lecce esistono bravi critici che fanno questo lavoro da molto tempo, e gallerie ben avviate. Ma no, non mi sento numero uno io faccio un lavoro un po’ diverso non giudico  ma tendo a “crescere con”. Metto in crisi, e lo faccio perché mettendo in crisi qualcuno o qualcosa cresci e ti educhi.<br />
<strong>Quale realtà metti in crisi qui a Lecce dove è quasi assente una realtà artistica tanto forte da riuscire a incrinare?</strong><br />
Mah in realtà esiste poco da mettere in crisi a livello nazionale e non solo locale! Devo dire che Lecce è in fermento da anni e attualmente non vi è uno sbocco. Siamo ad un punto in cui qualcosa deve cambiare. E’ come quando devi fare un buon piatto di spaghetti l’acqua bolle e bolle ma ad un certo punto la pasta la devi cucinare!!! Deve succedere qualcosa ma in realtà succedono le solite cose, questo tuttavia succede ovunque, a Lecce come a Milano.<br />
Una delle ultime cose che hai visto nella nostra provincia che ti ha colpito?<br />
Mi ha colpito un evento che deve ancora venire e che quindi non ho ancora visto. La mostra di Tonino Caputo che si terrà a Lecce nei locali di San Francesco della Scarpa. Il tributo a un figlio della nostra terra diventato  famoso in giro per il mondo ripeto per il mondo, mi ha stupito perché è il più grande atto di rispetto ad un importante artista Salentino, che non si è venduto ai più grandi del momento.  Bè, tornare a Lecce ancora in vita e dedicargli una mostra sarà importante. Queste sono forse le prime bollicine del fermento che necessita questo settore.<br />
<strong>In merito al riutilizzo di determinati spazi “brutti nell’urbanisitica”vedi qualche  novità?</strong><br />
Nel panorama qualcosa si muove ma tranne le Officine Knos tutte le altre cose scimmiottano gli spazi Pac Milanesi. Le Knos escono fuori da questo schema.<br />
<strong>Credi che dovremmo trovare un modo originale per proporci?</strong><br />
No, credo che si debba trovare un modo nuovo per proporci. Il nuovo è diverso dall’originale: l’originale parte da qualcosa che esiste mentre il nuovo è uno sconvolgimento del reale verso altro.<br />
<strong>Dobbiamo trovar nuove provocazioni.</strong><br />
Si, per far bollire l’acqua cheta bisogna lavorare molto.<br />
<strong>Pensi che il tuo lavoro possa apportare nuovi fermenti a questa città dal punto di vista artistico?</strong><br />
Penso che chi crede che da solo può essere  una spinta per andare avanti e cambiare delle cose dice una grande menzogna! Io posso essere una spinta se me ne viene data l’opportunità e i mezzi. In altre parti d’Europa mi cercano qui ancora no!<br />
<strong>I tuoi progetti?</strong><br />
Attualmente, ho l’obiettivo di far nascere i Nuovi Romantici Contemporanei, sono all’opera con un gruppo di ragazzi, che tra loro non si conoscono neanche, che hanno eseguito lavori molto interessanti; sono giovani che emergono dalla media accademica e richiamano molto, nei loro lavori, ad un romanticismo evidentemente non fuori luogo ma attuale. Potremmo chiamarlo Neoromanticismo Contemporaneo. L’idea di lavorare ad un progetto con alcuni di loro nasce dal fatto che io li ho visti e si sono fidati di me, altri li contatterò a breve.<br />
<strong>Altri progetti?</strong><br />
Sto lavorando all’estero ad un progetto che prende il nome di “Unmetroperunmetro” tutto attaccato (ride) . Questo è un lavoro che ha come tema i diritti dell’uomo rappresentati in un metro quadrato. Praticamente sono stati coinvolti artisti  importanti ed emergenti che dovranno, con le loro opere, descrivere i trenta articoli del codice dei diritti dell’uomo, in uno spazio – supporto di un metro quadrato. L’idea ha fatto discutere  in alcuni ambienti, a Lecce magari, non lo sa nessuno. L’ignoranza di informazione non nasce da una volontà, pur tuttavia è un fatto che non si sappia nulla, comunque per ora va bene così.<br />
<strong>Credi che qui manchi l’interesse da parte di chi dovrebbe sostenere il sistema dell’arte?</strong><br />
In realtà è il sistema dell’arte che va incontro a chi ha la necessità. Il vizio è nel mancato ricambio generazionale di chi dovrebbe occuparsi del settore e quel ricambio viene a mancare in virtù di meccanismi che non lo consentono, di paure per il futuro, ed altre cose che ne io ne te conosciamo.<br />
<strong>Siamo vicini ad una svolta?</strong><br />
Penso che il cambiamento sia nell’aria, certo molte volte la storia insegna si perdono molti geni aspettandolo.</p>
<p>Posso concludere l’intervista citando una frase che lessi tempo fa in un saggio di economia dedicato all’arte “ Un pittore di talento difficilmente entrerà nei libri di storia dell’arte se non incontra chi decide di puntare su di lui” , Luca Renna punta molto sulla componente umana degli artisti con I quali lavora e lavorerà e non dimentica, come diceva Schumann, che “illuminare la profondità del cuore umano è il compito dell’artista”.</p>
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		<title>Franco Baldassarre: ovunque è qui</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 16:03:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parlare di un artista come Franco Baldassarre è al contempo cosa ardua e facile. Ardua perché di lui hanno detto molto in tantissimi, e perché la sua poetica artistica ha il dono di essere intelligibile universalmente, di contro, la facilità nasce dai sentimenti sempre nuovi che questa meravigliosa e personalissima poetica scaturisce. Le visioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di un artista come Franco Baldassarre è al contempo cosa ardua e facile. Ardua perché di lui hanno detto molto in tantissimi, e perché la sua poetica artistica ha il dono di essere intelligibile universalmente, di contro, la facilità nasce dai sentimenti sempre nuovi che questa meravigliosa e personalissima poetica scaturisce. <img class="alignleft size-medium wp-image-204" title="folla" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/02/folla-300x242.jpg" alt="folla" width="300" height="242" />Le visioni di Baldassarre riproducono la gioia di vivere, la festa, lo splendore del momento felice, lasciando infondo un retrogusto malinconico, per quel momento ritratto che come tutte le cose prima o poi finirà. Baldassarre blocca i momenti senza sentimentalismi, la banda che suona così come la folla festante, sono lì adesso, non sono il ritratto di qualcosa che è stato, ma vivono nell’opera. Sicuramente si ispira a scene e colori del suo Salento, ma in verità le sue opere non hanno tempo e spazio e per questo non sono collocabili in un determinato posto, anzi raffigurano l’ovunque, il mondo nella sua totalità, come una lente d’ingrandimento sul più piccolo e più piccolo ancora fino ad arrivare alla festa di qualunque paese, coi colori di qualunque terra e la gioia senza frontiere. Anche I suoi clown non sono collocabili, sono i clown di Baldassarre che “vivono” li, pronti ad entrare in scena quando vengono scoperti, quando la luce irrompe, a far riemergere i colori. La sua tecnica è sorprendente per resa ed effetto finale, infatti usa gli acrilici sul legno, come se fossero smalti, rendendo una lucentezza ed un contrasto di colorazione da manuale, con le trasparenze in sovrapposizione come se stesse usando l’olio o la tempera alla caseina. E sicuramente questo è l’unico segreto che Baldassarre non rivelerà mai a nessuno, lasciando così la voglia di interrogarsi e di scrivere ancora su di lui per molto e molto tempo ancora, cercando di rendere omaggio a quella complicata semplicità delle sue opere, e alla semplice grandezza dell’uomo e dell’artista.</p>
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		<title>Quello strano (ri)ciclo.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 16:53:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[claudia piccoli: 14 febbraio 2009 &#124; 07:35 &#124;
buon giorno…il mio più grosso dilemma è…ma come fa un artista “giovane” ad emergere?…tutti cercano di spellarti vivo, ti chiedono soldoni, per poi, fare quello che bene o male potevi fare da solo!
ma come si fa?
quali sono i canali giusti?
admin: 14 febbraio 2009 &#124; 17:48 &#124;
Gentile Claudia, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>claudia piccoli: 14 febbraio 2009 | 07:35 |</p>
<p>buon giorno…il mio più grosso dilemma è…ma come fa un artista “giovane” ad emergere?…tutti cercano di spellarti vivo, ti chiedono soldoni, per poi, fare quello che bene o male potevi fare da solo!<br />
ma come si fa?<br />
quali sono i canali giusti?</p>
<p>admin: 14 febbraio 2009 | 17:48 |</p>
<p>Gentile Claudia, i canali giusti sono quelli uguali per tutti, l’unico problema è quello che non tutti incontrano professionisti seri. Che l’arte sia un business serio e molto proficuo non è scoperta di ora, il punto sta nell’affidarsi ai professionisti giusti e cercare di sbagliare il meno possibile. Il perchè uno emerga e molti altri no, rimane a mio parere un dilemma da chiudere nella sfera dei misteri, a volte è incapibile se si guardano le cose con gli occhi dell’arte altre volte si prende in considerazione il puro business, allora il concetto cambia… certa rimane una cosa, l’artista con l’idea INNOVATIVA di rottura dei tempi, ci vuole più o meno tempo, ma sicuramente verrà fuori. La storia è piena di artisti che sono diventati “grandi” solo dopo la morte, non dico nulla di nuovo. Per terminare, posso affermare che lavorare nel mondo dell’arte vuol dire far parte di un sistema tra quelli a cui più viene chiesto di investire su se stessi, organizzando mostre, facendo scrivere il critico, o investendo in pubblicità, questo fa parte di un ciclo: più uno fa conoscere se stesso più ha possibilità di vendere, più possibilità ci sono di vendere più vende, più vende più guadagna, più guadagna più reinveste. Vale per tutto a vari livelli, purtroppo vale anche per me vale anche per lei e per i galleristi, e mi creda vale anche per tutti quelli che dicono di essere fuori da questo giro, che piaccia o no.<br />
La saluto.</p>
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		<title>Marina Martucci</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 08:13:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Marina Martucci è una giovane pittrice. Di quelle talmente avvolte nel sentimento dell’arte che sembrano essere parte integrante delle proprie opere. Marina conclude con se stessa le sue creazioni a tal punto da divenirne “ingrediente”  finale di quello che dal suo genio viene fuori. Artista mentale a tutto tondo, senza mezzi termini, senza eccessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marina Martucci è una giovane pittrice. Di quelle talmente avvolte nel sentimento dell’arte che sembrano essere parte integrante delle proprie opere. Marina conclude con se stessa le sue creazioni a tal punto da divenirne “ingrediente”  finale di quello che dal suo genio viene fuori. Artista mentale a tutto tondo, senza mezzi termini, senza eccessi e manie di protagonismo, Marina si svuota dinanzi alle sue opere riuscendo a dare un pezzo della sua anima a quei piccoli grandi capolavori che partorisce.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-192" title="oltre_il" src="http://www.lucarenna.com/wp-content/uploads/2009/02/oltre_il-300x299.jpg" alt="oltre_il" width="300" height="299" /> Pittrice geniale, sperimentatrice di ogni nuova tecnica che accompagna sempre con tecniche antiche, le sue opere devono essere guardate per farle vivere, perché quando si abbassano gli occhi scompaiono dietro ai significati che si portano dentro.<br />
Introspezioni dell’animo, desiderio di compiutezza, e consapevolezza di essere creature finite, sono gli ingredienti comprimari delle opere di Marina, che accompagnati dall’uso dei colori fanno venir fuori lo spessore della domanda di significato che ognuno di noi ha. Saggia utilizzatrice dell’arte, si mette alla prova sperimentando sfumature in-naturali che sembrano essere nate per essere li in quel momento, coglie particolari microscopici della realtà riportandoli sulla tela ingranditi e connessi come sol cosa, inserisce l’ombra con maestria d’altri tempi, non disegnandola, ma portando la luce esterna come attrice non protagonista dei suoi quadri, regalando così degli effetti continui come se l’opera fosse desiderosa di essere in-finita. Già e non ancora!<br />
Per parlare di Marina sarebbe facile recuperare una correlazione immediata con la poesia, il rumore della crescita dell&#8217;erba, l&#8217;interiore necessità di attribuire significati alle cose, o le idealità assolute, né materiali né psicologiche di maestri del passato, oppure parlare di astrattismo come arte che non riproduce il visibile ma rende visibile. Eppure Marina è tutto e nulla di questo, crea il visibile e quello che non si può vedere, crea reticoli, tessiture, intrecci pittorici che piano piano si fanno “incontri” con la linea, col punto, col segno, con l&#8217;elemento spaziale, con la struttura della pittura e con la forma che ne scaturisce. Ogni sua opera è accompagnata da una poesia che non è altro che la parola di quello che ci è dato da vedere.</p>
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